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Mario Adinolfi


La Lega punta ormai a rappresentare quel “partito del Pil” (i cui leader naturali sono però Zaia e Giorgetti) composto da imprenditori del nord, partite Iva e pensionati da quota 100 a quelli spaventati dall’immigrazione.
Al M5S resterà solo l’elettorato del Sud dei percettori del reddito di cittadinanza. Il Pd si terrà il suo recinto di dipendenti pubblici e salariati garantiti dal blocco dei licenziamenti, più i pensionati iscritti alla Cgil (milioni). Forza Italia e Fratelli d’Italia si spartiranno la borghesia di ceto medio, i più anziani con Berlusconi, i più giovani e incazzati con la Meloni. Resto convinto, più che mai dopo aver visto l’elenco degli ascoltati da Draghi, che ci sia uno spazio immenso per un soggetto politico autonomo che voglia rappresentare le famiglie con figli (in particolare le dieci milioni di famiglie monoreddito cui chiedere la lotta per il quoziente familiare) e i giovani che vogliono mettere su famiglia (sei milioni di ragazzi tra i 18 e i 30 anni) che invece che prendersi il reddito di cittadinanza hanno voglia di investire su loro stessi con la garanzia del reddito di maternità per far riconoscere finalmente l’equiparazione dell’attività di cura in famiglia come attività lavorativa o con il sostegno alla nascita/prosecuzione di un’impresa familiare. Costruire un’Italia per loro con i miliardi del recovery Fund è mille volte più importante di ogni minchiata sulla transizione ecologica. Per il Popolo della Famiglia la sfida è rappresentare questa moltitudine e finalmente portarla dentro i palazzi della politica dove fino ieri hanno dato udienza pure al WWF che rappresenta i panda, ma alle famiglie no.