Facebook Renzo Puccetti
Siamo alle soglie del voto.
Siamo alle soglie del voto.In queste settimane mi si è disvelato davanti agli occhi uno spettacolo terribile:
Ho visto un gruppo organizzato e coalizzato ad altri gruppi d'interesse politici e giornalistici allestire una mostruosa macchina di negazione della realtà.
Lo ha detto bene #Antonio_Di_Pietro quando osservava che un magistrato, per formazione professionale, non può prescindere dal fatto. Non può accusare tizio di avere ucciso Caio, se Caio è lì davanti vivo e vegeto.
E invece hanno fatto proprio questo: affermare non una, ma dieci, cento, un milione di volte il falso:
Affermare che con la riforma i giudici sarebbero stati sotto il tacco dei politici.
Affermare che con la riforma si eleggevano i meno competenti.
Affermare che l'attuale sistema garantiva il merito.
Affermare di volere mettere il bavaglio agli inquirenti e al contempo il suo contrario sostenendo che con la riforma il pm acquisterebbe un potere enorme.
Tutto contraddetto dai numeri, dai fatti, da una miriade di episodi di errori, di irresponsabilità, di vite distrutte, di dolore, da quanto la riforma ha messo nero su bianco nel testo.
Non importa nemmeno se prima si era detto il contrario e non importa rischiare di apparire persone inattendibili, contraddittorie, moralmente prezzolate: l'ordine è giunto e la fonte dell'ordine ha un'autorità indiscutibile: lo si deve attuare.
Il quadro complessivo mi atterrisce e mi fa sorgere una domanda: se si ha una tale attitudine alla mistificazione come quella che si è rivelata in questa occasione, che cosa tratterrà dall'esercitarla nel quotidiano dell'esercizio delle proprie funzioni?
Ma ho visto anche il coraggio. È il coraggio di quei magistrati che sanno bene che in caso tutto rimanga così come ora nelle mani delle correnti, per dirla con le parole di un esponente di punta del NO, con loro qualcuno avrebbe fatto i conti. Eppure sono restati a schiena diritta e hanno detto a voce alta il vero.
A costoro, lo voglio dire pubblicamente, va la mia gratitudine, il mio plauso e la mia ammirazione. Siete il giudice a Berlino. Siete nel solco di coloro che hanno pagato col proprio sangue la fedeltà alla giustizia. Siete coloro che non hanno paura di sottoporre i propri atti ad un giudizio giusto ed indipendente.
Siete la prova che alla fine nelle scelte la coscienza è sempre sola di fronte a sé stessa e la risposta è sempre della singola persona.
Nella foto il giudice Ernst Janning nel film "Vincitori e vinti" (interpretato da Burt Lancaster).
Gigante del diritto, viene accusato e condannato a Norimberga. È consapevole della propria colpevolezza ed è divorato dal rimorso. Nella scena finale, ringrazia il presidente della corte che lo ha condannato, il giudice Dan Haywood interpretato da Spencer Tracy, gli consegna i propri diari e tiene a dirgli che non avrebbe mai immaginato che il nazismo sarebbe giunto a tali e tanti misfatti. La risposta è lapidaria:
"Doveva capirlo la prima volta che condannò un uomo sapendolo innocente".