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Sfogliando i vari siti “amici” della rete ho trovato degli interessanti interventi che hanno la particolarità di essere sintetici e soprattutto completi nel fotografare il difficile momento che sta attraversando il nostro Paese, bloccato tra bunga bunga e annizero.

 Per evitare contraccolpi giudiziari, vista la vergognosa perquisizione contro la giornalista Annamaria Greco de Il Giornale, o avere scrupoli come è capitato dopo l'intervento della settimana scorsa, cercherò di essere il più fedele possibile nel riportare alcuni stralci di questi articoli che ritengo importanti (lo farò in due puntate).

Abbiamo magistrati -sempre loro- che dovrebbero rispondere civilmente, cioè economicamente, dei loro errori per volontà espressa a stragrande maggioranza dal popolo in un referendum, ma che poi sono stati praticamente messi al riparo da una legge della quale non si può neppure ipotizzare, e tanto meno chiedere, una modifica senza essere tacciati di «eversione»”. (F. Damato, Serve chiarezza, non un monito, 30.1.2011 Il Tempo).

 Interessante sullo stesso argomento, la descrizione di Mario Palmaro, i magistrati sono esseri umani, e nessuno pretende che essi siano immuni dalle debolezze e dai limiti della categoria. Quindi, come fra medici, notai e idraulici, è inutile generalizzare: ci sono professionisti esemplari e ci sono scansafatiche in ogni settore.  Al bando, dunque, ogni facile generalizzazione, che boccia in blocco l’intera categoria, o che alla rovescia, la beatifica con rito – questo sì – immediato. Il punto è un altro. Da un giudice la gente si aspetta un requisito fondamentale: l’imparzialità. E questa qualità – un po’ come le virtù di cui ci parlano il catechismo e la morale naturale – si acquisisce con l’abitudine, cioè esercitando l’habitus di essere super partes. Fatte salve le debolezze umane di cui sopra, la magistratura è stata in passato proprio questo: l’esercizio di una funzione delicatissima, che richiede uno stile di vita lontano anni luce da qualunque forma di schieramento.

 

 A questo punto Palmaro utilizza il linguaggio calcistico: “Immaginatevi un arbitro di calcio che se ne vada in giro per gli stadi d’Italia con la sciarpa e la bandiera di una squadra, e che poi bazzica il Processo del lunedì per litigare ad alta voce con i tifosi avversari: uno così, chi vorrebbe averlo in campo con la giacchetta nera? Nessuno. A parte quelli della sua squadra del cuore. Se il ragionamento vale per un arbitro, che al massimo nega un rigore o sbaglia l’ammonizione, figurarsi se non deve valere per un uomo che ha il compito di chiedere l’arresto, o il rinvio a giudizio, o la condanna al carcere di un essere umano. Ovviamente, qui nessuno si illude circa la possibilità che l’uomo-magistrato – proprio come l’uomo-arbitro – sia immune da preferenze, da convinzioni profonde, da una fede, da gusti specifici. Solo le macchine si sottraggono a questo fascio di elementi che costruiscono la nostra personalità”. (M. Palmaro, I magistrati non diventino ultrà, 2.2.2011 La Bussolaquotidiana.it)

 

 

 Rozzano MI, 2 febbraio 2011

 Festa della Presentazione di Gesù al tempio.                                        DOMENICO BONVEGNA

                                                                                                            Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.