Ho promesso che sarei ritornato sul tema del cosiddetto scandalo sessuale del presidente del consiglio Silvio Berlusconi, questa volta affrontandolo dal punto di vista morale, o meglio, dal punto di vista del cattolico.
Purtroppo devo ripetermi, qualche mese fa riferendomi alle acide critiche dei soliti giacobini immacolati per la partecipazione dell'immorale e senza famiglia Berlusconi alla Conferenza Nazionale sulla Famiglia di Milano, scrivevo che l'elettore cattolico non deve chiedersi chi è il candidato più santo, anche perché sarebbe un po' difficile stabilirlo, ma chi può tradurre in politica quei principi inderogabili che la Chiesa suggerisce da alcuni anni. Una vera concezione laica della politica esige che lo statista venga giudicato non per la propria vita privata, ma per le proprie scelte pubbliche.
Un ministro non dev'essere un maestro di vita, ma un buon amministratore e un buon statista. Paradossalmente un politico divorziato che fosse contrario alla legge sul divorzio, è di gran lunga assai preferibile a un bravo marito che però non creda affatto nella indissolubilità del matrimonio.
Convengo con il sottosegretario agli interni Alfredo Mantovano, intervistato da L'Occidentale, ha detto che il suo Capo di Stato ideale è Carlo I d'Austria, ultimo statista ad essere beatificato dalla Chiesa per la coerenza tra vita privata e ruolo pubblico. “Tra l’altro, personalmente considero quel giorno - Afferma Mantovano - uno dei più belli della mia esperienza di governo in otto anni sommando anche la precedente legislatura. Nell’ottobre 2004 ho avuto l’onore di rappresentare lo Stato italiano alla cerimonia di beatificazione. La motivazione: Carlo d’Austria ha svolto in modo esemplare le funzioni di imperatore d’Austria e d’Ungheria perché ha mostrato una grande coerenza nella vita personale con i principi che già osservava per svolgere le funzioni che gli furono affidate.
Quindi credo possa rappresentare a buon diritto un modello - Ha detto il sottosegretario - Se mi guardo intorno e non da oggi, non scorgo all’orizzonte qualche epigono di Carlo d’Austria. Mi sembra di ricordare, inoltre, che la dottrina sociale della Chiesa invita a guardare anzitutto ai comportamenti pubblici: che significa azione di governo e leggi”.
E Mantovano ricorda che il governo in carica ha sfiorato una crisi istituzionale che avrebbe potuto farlo cadere nel tentativo di varare un decreto per salvare la vita a Eluana Englaro. Inoltre, questo governo sta cercando di varare una norma sul fine vita che sia rispettosa del diritto alla vita e tutto questo accade con un premier la cui condotta personale certamente non risponde a tutti e dieci comandamenti.
Mentre nella precedente legislatura avevamo un capo di governo sulla cui fedeltà non solo alla consorte ma anche ai dieci comandamenti non ho motivo di dubitare ma che ha provato a far passar i Dico e ha avuto un occhio benevolo sul testamento biologico para-eutanasico. Poiché oggi la scelta non è tra Carlo d’Austria e Berlusconi, ma tra Berlusconi, Prodi e Vendola, io non ho il minimo dubbio. E non ce l’ho anche per quella che è la mia formazione cattolica. (Lucia Bigozzi, Rubygate e dintorni. Intervista ad A, Mantovano, 23.1.2011 L'Occidentale).
Qualche settimana fa il noto scrittore cattolico Vittorio Messori, intervistato da Il Giornale, non si scandalizza per niente dei presunti peccati del cavaliere, fa notare, invece, la contraddizione di quelli che sono sempre pronti a denunciare l’intrusione vaticana nella politica italiana, mentre oggi sarebbero pronti ad applaudire la Chiesa se mettesse il naso nella moralità privata del presidente del Consiglio.
«Siamo alle solite, cioè alla solita confusione (...)la Chiesa non è autorizzata a lanciare anatemi contro un capo di Stato per la sua moralità privata, però ciascuno deve avere un decoro adeguato al ruolo che ricopre, cosciente del danno d’immagine che certe vicende possono provocare al Paese».
Tra l'altro nel discorso vibrante e di precisione chirurgica del cardinal Bagnasco all’assemblea della Cei, non c'è stato nessun anatema nei confronti dei veri o presunti comportamenti di Berlusconi. Anzi scrive Luigi Amicone su Tempi: il richiamo, ad essere onesti, riguarda più coloro che cercano di avvantaggiarsi politicamente di questa situazione che il presidente del Consiglio.
Messori nell'intervista, fa qualche interessante esempio storico del comportamento della Chiesa nei confronti di uomini di Stato. E ricorda, i grandi ministri del re di Francia, entrambi cardinali: Richelieu e Mazzarino: chiacchieratissimi. Mazzarino si diceva che fosse l’amante della regina. Avevano entrambi un ruolo politico, e la Chiesa non ha mai detto nulla sulla loro moralità, li ha giudicati nei loro atti politici. C’è poi Enrico VIII, una sorta di sessuomane fin da quando era ragazzo, sciupafemmine inveterato che faceva strage di suddite. La Chiesa lo proclamò defensor fidei perché si oppose alla Riforma. E quel titolo è rimasto ancora oggi ai re d’Inghilterra. Il rapporto con lui si ruppe soltanto quando volle sposare Anna Bolena e pretendeva la nullità del precedente matrimonio. Però, fino a quel momento, la sua immoralità privata non contrastava con quel titolo così importante e altisonante. Qualche esempio più recente, Messori ricorda, Juan Domingo Peron, cattolicissimo, che recitava il rosario in pubblico, ma anche lui donnaiolo. A un certo punto ebbe problemi con la Chiesa del suo Paese, ma non per la sua vita privata, per questioni politiche. E non dimentichiamoci di John Fitzgerald Kennedy, che fu il primo presidente cattolico degli Stati Uniti, il quale, nonostante il debole per le belle donne – Marilyn insegna – ebbe sempre rapporti eccellenti con la Chiesa americana.
Dunque per Vittorio Messori, è meglio un politico disordinato nella vita privata ma che fa buone leggi, piuttosto che un politico irreprensibile nel privato che fa leggi contro i «principi non negoziabili. Del resto il peccato più odioso per Nostro Signore, è quello dell'ipocrisia, presentarsi come ossequiosi e morali, ma poi avere una vita privata che va da tutt’altra parte.
Il cristiano per Messori, deve confrontarsi con il mondo così com’è e dunque, per rispondere alla domanda, è certamente meglio un politico puttaniere ma che faccia buone leggi di un notabile cattolicissimo che poi fa leggi contrarie alla Chiesa. (A. Tornielli, Messori: Il buon politico viveur è meglio del cattivo moralista, 19.1.2011. Il Giornale).
Infine ho trovato interessante l'editoriale di Giuliano Ferrara, su Il Foglio del 22 gennaio, dopo aver scritto che nemmeno il Papa chiede al cavaliere, un atto di contrizione, come fingono i bardi di una finta crociata moralizzatrice, ipocriti che adesso pretendono di fargli la lezione, su uno sfondo di accanimento giudiziario e di assedio inquisitoriale, e di chiamarlo in causa per i suoi lati deboli al cospetto di ogni tribunale possibile, e perfino del tribunale morale della Santa Sede, Ferrara invita il cavaliere a cercare e trovare le parole giuste per dire non solo la sua rabbia e la sua insofferenza verso gli assedianti e le loro motivazioni spesso fanatiche, intrattabili, ma anche il suo disagio fin troppo umano (...)Non invoco un atto confessionale, ma di modestia personale, di consapevolezza civile, di intelligente riconoscimento della realtà. Ci sono telefonate in Questura che si potevano non fare, eccessi di ostentazione e di ritualismo del piacere che potevano essere evitati, e una rete di relazioni improntate in qualche caso a uno stile troppo facile che poteva non essere tessuta intorno alle sue residenze, alla sua vita personale, alle sue amicizie, al suo lavoro. A questo proposito ritorno a Messori che ricorda una massima degli impareggiabili moralisti gesuiti che recitava: nisi caste, tamen caute, se non riesci a vivere castamente almeno sii cauto. Si applica benissimo proprio agli uomini con incarichi pubblici.
Rozzano MI, 28 gennaio 2011
Festa di S. Tommaso. DOMENICO BONVEGNA
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