SPRECHI - Lo sostiene Kevin Hall, del National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases statunitense, che ha analizzato la faccenda in modo originale rispetto a quanto è stato fatto in passato, quando gli sprechi alimentari sono stati valutati attraverso interviste ai consumatori o una poco piacevole ispezione della spazzatura. Hall ha messo in piedi un modello di metabolismo umano: attraverso le stime del peso medio degli americani fra il 1974 e il 2003, ha calcolato quanto cibo potevano aver mangiato, considerando l'attività fisica media stabile negli anni; poi ha consultato i dati trasmessi durante lo stesso periodo dal governo USA alla FAO sulla quantità di cibo a disposizione della popolazione. La differenza fra calorie disponibili e calorie consumate, dice Hall, è il cibo sprecato. Carson Chow, il matematico che ha collaborato con Hall, chiarisce: «Nel 2003 ogni giorno ciascun americano aveva a disposizione 3750 calorie; 2300 sono state effettivamente ingerite, per cui 1450 sono andate perse». Il 40 per cento del cibo, insomma, è finito nella spazzatura.
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