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Famiglia, su unioni di fatto Fornero cerca facili consensi

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Eugenia Roccella

Mi dispiacerebbe pensare che il Ministro Fornero che non ha mai cercato facili consensi sulle riforme per il lavoro, ne cerchi invece sul fronte della famiglia e del riconoscimento pubblico delle unioni di fatto.

Se il Ministro leggesse i dati, scoprirebbe che la situazione italiana è profondamente diversa da quella di gran parte del resto d’Europa: la famiglia tradizionale è ancora la regola, i figli nascono all’interno del matrimonio avendo quasi sempre un padre e una madre, resiste una rete parentale di sostegno e di affetti e tutto questo ha costituito, come il Ministro certamente sa, l’ammortizzatore sociale fondamentale che ha permesso a questo paese di resistere nella bufera della crisi economica.

Altrove spesso ci sono ormai altissime percentuali di madri single e questo produce povertà femminile e infantile e volatilità del ruolo paterno, i divorzi sono in qualche caso addirittura più dei matrimoni e le relazioni familiari sono instabili e poco durevoli.

Non chiedo a Elsa Fornero di condividere delle idee o dei principi, le chiedo però di tenere nel dovuto conto il dettato costituzionale che riconosce la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio e le chiedo, come Ministro del Welfare, di considerare le ricadute sul piano dello stato sociale di provvedimenti che rendono la famiglia più fragile e precaria, smagliando le reti di sostegno e di solidarietà così tipiche del nostro paese.

© www.eugeniaroccella.it - 15 maggio 2012
 

UNA SOLA STRADA: TAGLIARE GLI SPRECHI DELLA SPESA PUBBLICA - prima

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licenziare-i-padri-eterniLa chiamata dei superconsulenti Bondi, Amato e Giavazzi significa che la missione del governo tecnico Monti-Napolitano sta fallendo. In questo modo Monti “certifica l'insufficienza del suo esecutivo - scrive Mario Sechi - Siamo al paradigma dei "tecnici dei tecnici” (…)Il governo tecnico nomina dei tecnici per fare quello che i tecnici non riescono a fare: tagliare la spesa e rilanciare la crescita. A che cosa serve allora il governo dei tecnici?” (Mario Sechi, L’insufficienza tecnocratica, 1.5.12. Il Tempo)
Tra l’altro uno di questi supertecnici, è Giuliano Amato, proveniente da quella malapolitica del passato, (leggete Sanguisughe di Mario Giordano, nelle prime pagine, trovate uno spaccato interessante, sulla figura di Giuliano Amato) che ha prodotto l’imponente debito pubblico, che ci impedisce di uscire dalla crisi.


Ma per vincere la crisi economica, occorre affrontare il problema dei tagli alla spesa pubblica. Di “’enti inutili’, «spending review», sprechi della Pubblica Amministrazione, si parla da decenni, almeno dai tempi di Ugo La Malfa, e di studi settoriali sull’efficienza della macchina amministrativa pubblica se ne contano ormai a bizzeffe. E il quadro generale è piuttosto chiaro. La spesa pubblica totale, al netto delle pensioni e degli interessi sul debito, ammonta a circa 500 miliardi di euro”. (Luca Ricolfi, L’utopia della lotta agli sprechi, 30.4.12. La Stampa)

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Imu non Imu

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casa-diritto21-300x225Sul corriere di oggi, 5 maggio 2012, si legge "Alfano e Bersani uniti guidano il fronte del no". Le motivazioni addotte sono le seguenti. Per Alfano "l'Ici la ritoglieremmo altre cento volte, perché l'abitazione è un bene sacro", mentre Bersani "rilancia la sua proposta di alleggerire l'Imu e affiancarla con una patrimoniale". Casini, ahimè un po con realismo ed un po con opportunismo "È stata proprio l'abolizione dell'Ici a regalarci l'Imu".
Va da sé che si avvicinano le Amministrative e la propaganda elettorale cavalca i temi più sensibili ai cittadini già vessati da tasse sproporzionate per colpa di pochi  e per colpa del dissanguamento della spesa pubblica.
Ma è giusto pagare l'IMU?

Ultimo aggiornamento Sabato 05 Maggio 2012 07:18

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La Chiesa fu attiva nella Resistenza

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BETORIRoberto Monteforte

L’ arcivescovo di Firenze, città medaglia d’oro della Resistenza, cardinale Giuseppe Betori non ha dubbi. È ancora attuale la scelta di farsi “ribelli per amore”. La Chiesa e il mondo cattolico è stata parte viva e attiva di quel «fenomeno di popolo» che è stata la Resistenza, il riscatto del Paese dal Fascismo e dal Nazismo. «La Chiesa non è stata “a vedere”. È stata un soggetto partecipe di questo evento».

In che modo?

«Intanto con l’impegno dei preti e delle parrocchie dei paesi e delle montagne, là dove si svolgeva l’attività partigiana e della forze di Liberazione. I sacerdoti, come sempre, sono stati vicini alla loro gente. Non si sono mai separati dalle vicende del loro popolo. È questa una caratteristica tipica della Chiesa e del clero italiani».

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