La Chiesa paga l’ICI: chiarimenti sulla nuova leggenda nera
Scritto da redazione
Lunedì 23 Gennaio 2012 08:01
Nel 1992 lo Stato italiano (governo Amato) istituì
l’ICI, Imposta Comunale sugli Immobili, legge che ingiustamente penalizzava la famiglia, quindi contraria, oltre che alla proprietà, al principio di sussidiarietà della dottrina sociale della Chiesa (nonché del distributismo), e atta unicamente a fare cassa. Essa venne in seguito ritenuta vitale dai comuni (chissà come facevano i comuni a sopravvivere prima dell’ICI) e abolita dall’ultimo governo Berlusconi nel 2008. La suddetta legge, con decreto legislativo n. 504/1992, prevedeva delle
esenzioni: hanno riguardato tutti gli immobili utilizzati da un
“ente non commerciale” e destinati “esclusivamente allo svolgimento di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive”. Quindi
tutte le opere senza fini di lucro: luoghi di culto, anche di altre religioni, associazioni laiche, onlus, patronati, realtà politiche (i partiti non hanno mai pagato l’imposta) e sindacali. Sulla scorta di ciò, il movimento politico dei cosiddetti Radicali (che
spende più di 10 milioni di euro dello Stato l’anno per finanziare la propria radio) ha dato il via ad un’incalzante campagna denigratoria nei confronti della Chiesa cattolica sul fatto che
l’ICI non verrebbe pagato.
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Fermare il declino dell'Occidente
Scritto da redazione
Sabato 21 Gennaio 2012 10:48

Riccardo Cascioli
“Il mondo di ieri è finito, c’è un grande cambiamento epocale in corso, con un trasferimento di potere e di ricchezza fuori dall’Occidente che per decenni ha governato il mondo. L’Occidente rischia di scomparire, deve reagire formando una grande area economica comune tra Europa e Stati Uniti. Ma concentrarsi sul debito è un grave errore”. Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello Ior (Istituto di opere religiose, la Banca vaticana) e studioso di economia ha le idee chiare su quanto sta avvenendo, sulla crisi economica in corso e su come uscirne. Nella sua casa, nel centro di Piacenza, contornati da quadri antichi (“Il più recente è del ‘600”, dice scherzando sulla sua passione per la cultura classica) e da un arredamento semplice ma che sa di storia, ben si comprende che i giudizi sull’attualità vengono da una sapienza che affonda le radici nei secoli.
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